Il ruolo delle emozioni nell’alimentazione

Il ruolo delle emozioni nell’alimentazione

Le Emozioni sono stati mentali e fisiologici associati a modificazioni psicofisiologiche a stimoli interni o esterni, naturali o appresi.
Rivestono anche una funzione relazionale (comunicazione agli altri delle proprie reazioni psicofisiologiche) e una funzione autoregolativa (comprensione delle proprie modificazioni psicofisiologiche). Si differenziano quindi dai sentimenti e dagli stati d’animo.
la rabbia e la paura, la tristezza e la gioia, la sorpresa e l’attesa, il disgusto e l’accettazione
Quando sentiamo il senso di vuoto allo stomaco o alla gola, dobbiamo riflettere su che cosa si sta sviluppando il desiderio del cibo, capire se si ha fame o se si sta vivendo uno stato emotivo particolare che ci spinge a mangiare. Ecco quindi che l’emozione continua ad esistere e persiste anche quando si cerca di evitare il senso dell’appetito creando quindi ulteriore frustrazione evitare la fame significa agire sul sintomo e non sulla causa. L’Emozione è Comunicazione, per esempio .Mangio di più perché sono triste, Mangio di più perché sono preoccupata, mangio di più perché mi sento sola/o. Vi è sempre una componente emotiva che sta comunicando qualcosa a noi stessi, la fame nervosa chiamata dagli studiosi “Eating Emozionale” è quella situazione vissuta da quei soggetti che mescolano le emozioni con l’assunzione di cibo e usano il cibo per far fronte alle emozioni che ogni giorno incontrano. I cinque modelli tipici di eating emozionale sono: mangiatori tristi, mangiatori ansiosi, mangiatori annoiati, mangiatori soli, mangiatori arrabbiati.1)Mangiatori tristi: l’individuo è triste e tenta di sconfiggere la propria tristezza mangiando.2)Mangiatori ansiosi: in questi soggetti è tipico il legame intercorrente tra ansia e cibo, il soggetto ansioso tenta di alleviare con il cibo i sintomi di sudorazione, agitazione, tensione, irrequietezza.3)Mangiatori annoiati: la noia è probabilmente la più diffusa forma di mediazione emozionale nell’alimentazione ed è spesso associata all’eating emozionale. Per i mangiatori annoiati, infatti, il cibo è l’unico motivo legittimo per poter interrompere un’attività noiosa.Mangiatori soli: questi soggetti usano il cibo come il sostituto di qualcosa che manca: un compagno, un amico o qualcuno con cui condividere la vita.5) Mangiatori arrabbiati: la rabbia, espressa sotto forma di risentimento, gelosia, indignazione o frustrazione può essere associata all’eating emozionale. Generalmente questi sentimenti derivano dal fatto che il soggetto non riesce ad ottenere ciò che desidera e, quindi, mangia per scaricarsi e per sfogarsi.

Cosa fare? Quale metodo? A questo punto è meglio fermarsi, respirare profondamente, sentire dove si trova l’emozione, in quale punto del corpo è localizzato il bisogno, e quindi porsi le seguenti domande:

1) Qual è la ragione che ti fa desiderare il cibo anche quando pensi di non averne realmente bisogno?
2) Sei sicuro di avere realmente fame?

RIPRISTINARE UN CONTATTO CON SE STESSI E CON I SEGNALI NATURALI DEL PROPRIO CORPO.

La fame di per sé non fa ingrassare è una forza che noi possiamo imparare a coltivare per usarla nel modo consono ai nostri compiti. Come la spia di un termostato che ci sta dicendo quando nutrirci e quando fermarci.

Iniziamo ad accogliere l’emozione e capire che fa parte di noi e non di altri e che non proviene da fatti esterni ma proviene da noi.

Un metodo che ti può aiutare è rispondere a queste domande

DA QUANTO TEMPO RISENTE DI QUESTO PROBLEMA?

QUALI SOLUZIONI HA TENTATO FINO AD ORA?

QUALI BENEFICI POTREI TRARNE NELL’AFFRONTARLO
DA 1 A 10 QUANTO SONO MOTIVATA/O?
COME POSSO TROVARE LA MOTIVAZIONE?

 

 

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